| Marco Cappato, del comitato promotore, mette le mani avanti «In caso di fallimento, qualcuno pagherà» |
ROMA. «La macchina si è mossa ma non siamo affatto ottimisti: è una corsa contro il tempo e certo se non riusciremo a raggiungere entro il 20 settembre le firme necessarie dovremo cercare le responsabilità politiche del caso: i DS ne hanno raccolte 250mila in pochi giorni quando si è trattato di presentare il Listone alle Europee dunque l'obbiettivo delle 25mila firme quotidiane è alla loro portata». Marco Cappato, ex segretario nazionale del Partito Radicale, ora del Comitato promotore del referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita, mette le mani avanti sulla corsa che deve portare in pochi giorni a 650mila firme di sicurezza e, da buon radicale, insiste sull'assordante silenzio dei media che ha consentito alla maggioranza del Parlamento italiano di chiudere il far west delle nonne mamma, rendendo praticamente impossibile per le coppie sterili, o portatrici di malattie genetiche, procreare. Chiudendo insieme, e questa è per Cappato la peggior «nefandezza» della legge 40, il capitolo della ricerca sugli embrioni per la clonazione terapeutica. E' di qualche giorno fa la condanna di Mediaset rea di aver dedicato spazio zero alla campagna referendaria.
«Berlusconi, Rutelli e Casini volevano consegnare al Vaticano la legge prima delle elezioni per questo hanno zittito chi tra loro - è il caso di Fini, convinto allora dalla Mussolini - voleva dei miglioramenti. L'operazione è riuscita impedendo ai cittadini di seguire gli ultimi passaggi dell'approvazione della legge con un black out totale dell'informazione, tanto in Rai quanto in Mediast. Noi radicali abbiamo fatto opposizione come potevamo, fuori dal Parlamento. Poi non c'è stata altra strada che il Referendum». |