Il fatto che il referendum attraverso il quale dovremo decidere sulla divisione
di Mestre da Venezia sia arrivato alla quarta riproposizione non ne intacca
minimamente la legittimità ne fa diminuire il rispetto dovuto a chi lo ha
riproposto. In una società civile e democratica il ricorrere al volere popolare
non deve infastidire ne tantomeno spaventare. L’importante è poter discutere nel
merito delle questioni, concedendo a tutti la possibilità di capire ed
esprimersi in modo da salvaguardare il principio del conoscere per deliberare.
Mi permetto, quindi, di porre alcune questioni che spero possano servire ad un
dibattito basato, a mio avviso, più su considerazioni di principio che sulla
spiegazione di come funzionerà il nuovo comune. Sicuramente il territorio
mestrino ha molti problemi dovuti alla mancanza di infrastrutture e alla carenza
di servizi, non credo, però, che per risolverli sia utile la creazione di un
nuovo comune. Se così fosse si dovrebbero al più presto realizzare comuni in
tutte quelle aree che presentano carenze analoghe, come Marghera o Favaro. I
problemi del territorio, e di chi lo abita, si risolvono solo attraverso
un’amministrazione che sia attenta e capace, caratteristiche queste che nessuno
può garantire per la prossima eventuale giunta comunale di Mestre. Più facile
sarà invece assistere alla corsa verso le nuove sedie accompagnata da belle
promesse. Una cosa su cui varrebbe la pena riflettere è se e quanto la
realizzazione, e messa in opera, della indispensabile macchina
burocratico-amministrativa porterà delle complicazioni alla vita dei cittadini
del nuovo comune. Quanto ci vorrà per avere uffici comunali operativi? E quanto
per un corpo di polizia urbana? I dipendenti degli uffici pubblici saranno
quelli che oggi lavorano per il comune di Venezia passati “di peso” sotto la
nuova amministrazione, o si faranno dei nuovi concorsi? Le strutture
informatiche saranno cedute dal comune di Venezia, o verranno indette delle gare
per le forniture? In attesa che i servizi siano attivi, per le pratiche
amministrative dovremo rivolgerci agli uffici comunali di Venezia? Dovranno
essere riviste tutte le licenze, le concessioni e i documenti vari già
rilasciati dal comune di Venezia? Forse queste domande appariranno banali, ma
bisogna porsele se non si vuole rischiare che il tempo e la fatica, necessari
alla realizzazione di una struttura comunale, facciano perdere slancio e voglia
di innovazione ai futuri amministratori, con il pericolo, per i cittadini, di
trovarsi di fronte ad una semplice copia del passato scoprendo magari di
rimpiangerlo. Ci sono altre questioni per le quali, sicuramente a causa di mia
disattenzione, non sono riuscito a trovare spiegazioni e che vorrei fossero
chiarite. In che modo la separazione risolverà i problemi di mobilità, spesso
denunciati da chi vive in terraferma e lavora in centro storico, dovuti alla
poca efficienza dei mezzi dell’azienda comunale dei trasporti di Venezia. Cosa
succederà delle proprietà del comune di Venezia nel territorio mestrino, quali
competenze dovrà accollarsi il comune di Mestre, ad esempio, per le sedi
dell’università di Venezia poste sul suo territorio. Con la separazione Venezia
potrebbe perdere i numeri per essere capoluogo di regione e forse dovranno
traslocare strutture come il Consiglio Regionale, il Tribunale Amministrativo
Regionale e le varie direzioni regionali con non poche ricadute anche a livello
occupazionale. L’aereoporto internazionale Marco Polo a quale comune farà
riferimento. Infine ci sono le, sempre un po’ trascurate, questioni economiche.
Un comune che voglia funzionare e dare buoni servizi deve sapere su quali
entrate potrà contare. Certamente Mestre non potrà contare sulle entrate
provenienti dal turismo, o sui soldi che la legge speciale, e i vari fondi
internazionali, inviano al Comune di Venezia. C’è poi il solito capitolo casinò:
quasi 173 milioni di euro nelle entrare del bilancio comunale 2002. Per poter
decidere consapevolmente sulla separazione credo sia indispensabile conoscere
quale impianto finanziaro è stato previsto per il comune di Mestre. Forse invece
di consumare energie fisiche ed intellettuali per cercare di dividere Mestre da
Venezia sarebbe meglio impegnarsi affinchè gli amministratori, da noi eletti,
sentano di essere controllati e giudicati, facendo così aumentare la
cosapevolezza di dover operare esclusivamente per il territorio dando, a chi
vive in terraferma, i mezzi e le strutture indispensabili per vivere e produrre
e salvaguardando quell’immenso patrimonio culturale ed artistico che è il centro
storico senza mai dimenticarsi di chi a Venezia vuole, e deve, poter vivere e
lavorare.
Franco Fois
Associazione Radicale di Treviso e Venezia